aeroplani di carta gialli e uno rosso

Definire la giusta target audience: perché è importante?

Per definire una strategia di comunicazione efficace è necessario stabilire la propria target audience. Target, targettizzare, targetizzazione: parole che sentiamo spesso ma il cui significato e, soprattutto, valore, ci pare scivoloso. Partiamo da una semplice domanda che chi ha un’attività o un negozio prima o poi si pone: a chi mi sto rivolgendo?

Per definire una strategia di comunicazione efficace è necessario stabilire la propria target audience. Target, targettizzare, targetizzazione: parole che sentiamo spesso ma il cui significato e, soprattutto, valore, ci pare scivoloso. Partiamo da una semplice domanda che chi ha un’attività o un negozio prima o poi si pone: a chi mi sto rivolgendo?

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Cosa significa definire una target audience

Un piccolo chiarimento prima di proseguire è d'obbligo: con la singola parola target indichiamo (Treccani docet), "l'obiettivo che un'azienda si propone di raggiungere", come per esempio può essere quello di vendere o espandere il mercato.

Quello di cui parliamo noi oggi è definito invece target audience (o target di riferimento) e definisce un gruppo di persone alle quali è rivolto un servizio o un prodotto, e quindi una campagna di comunicazione. Una sorta di contenitore dove siamo inclusi più o meno tutti.

Altrimenti come faremmo a vedere annunci e sponsorizzate dei prodotti che ci servono quando digitiamo su Google e sui social?

Trovare e definire la propria target audience deve essere il primo scopo di ogni attività.

Ok, dirai, ma l'obiettivo primario di un business è vendere, aumentare il fatturato, far piovere oro. Ma la verità è che non basta una danza prodigiosa per scatenare questo acquazzone.

Pensaci un attimo, come fai a vendere se non hai clienti, o potenziali clienti, se insomma non trovi le persone interessate al tuo brand, a chi sei, cosa produci e perché?

Lavori per anni a un prodotto o a un servizio, ci metti tutto te stesso, dai il massimo, vuoi che tutto funzioni. Ti rivolgi a dei professionisti per costruire graficamente la tua brand identity, crei la tua presenza sui social media, usi gli hashtag giusti, partecipi a tutte le challenge, realizzi le tue campagne di comunicazione. Bene. Ce l'hai fatta. Lungo il percorso appena descritto ti sei mai posto la domanda:

A chi sto parlando?

No? Riavvolgiamo il nastro e ricominciamo: prima di tutto devi conoscere la tua target audience, il tuo pubblico. Cosa ti serve? Fare pace con alcuni semplici concetti.

Cliente ideale vs cliente reale

Un packaging invidiabile, una rivoluzione del settore, una strategia di lancio vincente suoi tuoi canali online. Per quanto popolare e utile la verità è che il tuo prodotto non verrà apprezzato da tutti. Non serve demoralizzarsi, bisogna solo continuare a studiare e cercare il pubblico che fa per te, il tuo cliente ideale.

Toccherà scegliere una porzione ben definita di persone alle quali parlare, non per una questione di esclusione, ma semplicemente per definire una corretta strategia di comunicazione e marketing in base al comportamento della tua target audience. Il prodotto va perciò personalizzato in base alle esigenze del tuo cliente ideale.

Ma come faccio a comprendere le persone della target audience?

Semplice! Prova a chiederti quali sono i suoi problemi e come il tuo prodotto possa essere una soluzione. Poi certo esistono altre metriche che ci aiutano: conoscere passioni, attività, il social maggiormente utilizzato, quello che consumano, e cosa li spinge a utilizzare un servizio ti permette di creare campagne pubblicitarie ad hoc molto più facilmente!

Occhio poi a creare un messaggio che abbia significato per chi ti ascolta o legge: il cliente è pur sempre una persona reale: contenuto, storytelling, tone of voice vanno curati molto bene! Pensaci: scrolliamo tutti la home dei social, cerchiamo tutti dove acquistare un prodotto sul web e ci soffermiamo tutti a leggere post o ad acquistare quei prodotti che in qualche modo ci ispirano fiducia, ci raccontano qualcosa, colpiscono la nostra emotività.

Si parla oggi infatti di approccio H2H, marketing da uomo a uomo: le aziende e i consumatori non sono che persone reali alle quali parlare. La comunicazione si fa dunque pensando alla singola persona, parlando un "linguaggio umano", per cercare di capirne le necessità e trovare risposta ai singoli bisogni in maniera mirata.

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Come si usano correttamente gli hashtag?

Sono lontani ormai i tempi in cui lo chiamavamo “cancelletto” digitandolo sulla tastiera dei nostri primi cellulari. Oggi è un’etichetta che ci sentiamo obbligati a usare, anche se non sempre lo facciamo con consapevolezza. Quali sono gli hashtag da usare e come facciamo a sapere quali sono i più adatti a farci trovare sui social?

Sono lontani ormai i tempi in cui lo chiamavamo “cancelletto” digitandolo sulla tastiera dei nostri primi cellulari. Oggi è un’etichetta che ci sentiamo obbligati a usare, anche se non sempre lo facciamo con consapevolezza. Quali sono gli hashtag da usare e come facciamo a sapere quali sono i più adatti a farci trovare sui social?

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Etichette che decidono tendenze

Lanciati in rete hanno la capacità di diffondere qualsiasi tipo di notizia in tutto il mondo nel giro di pochissimi secondi: periodicamente vari #RIP colpiscono il personaggio famoso di turno, facendolo credere defunto, #AppleEvent ha scatenato il panico nei giorni scorsi lasciando tutti i fan in attesa di informazioni sui nuovi modelli iPhone, con #iorestoacasa, #metoo, #pridemonth abbiamo abbracciato cause, preso posizioni, ci siamo sensibilizzati rispetto a un tema.

Insomma quello che prima era solo un cancelletto su tastiere e cellulari, col tempo è diventato un elemento onnipresente, in grado di andare oltre la dimensione digitale, un'etichetta carica di significato.

Comparso timidamente per la prima volta nel 2007 su Twitter, dopo molti cinguettii ha conquistato tutti i social, diventando quello che conosciamo oggi.

Sulle piattaforme di foto e video sharing, come Instagram e YouTube, li utilizziamo per descrivere i contenuti. Su Twitter invece gli hashtag servono per stabilire e individuare il topic di una conversazione o identificare un gruppo di persone che vorremmo coinvolgere. Su Tik Tok oltre a far comparire il nostro video tra tutti quelli che contengono lo specifico # e a classificarli, serve a prendere parte alle #challenge.

Fermati per un attimo e pensa: quanti ne digitiamo al giorno e quanti nuovi ne creiamo? Non riesci a contarli, vero?

Se li usiamo così tanto ci sarà un motivo, penserete voi. Gli hashtag sono infatti uno dei migliori modi per aumentare i followers e l'audience sul tuo profilo, lo sappiamo tutti. Usarli nel modo giusto aiutano a esporre il brand (o personal brand) ad un vasto e segmentato pubblico.

Questo però non vuol dire che li usiamo sempre con consapevolezza. Spesso nel nostro modo di pensare prevale il "più ne aggiungo e più possibilità ho di essere trovato". Non funziona proprio così.

Come funzionano gli hashtag

Nati con l'utilità di catalogare, mettere ordine nel mare infinito dei contenuti social, ora ci troviamo ancora più confusi di fronte allo schermo e con troppi hashtag tra cui districarci.

Sai una cosa? La soluzione è nella misura.

Cosa vuol dire. È sbagliato pensare che inserire dieci righe di hashtag ci permetta di emergere nelle ricerche più facilmente. Come è sbagliato pensare che, nell'universo infinito di contenuti, usare gli hashtag sia diventato ormai inutile.

Di certo inutili sono esempi quali:

#Che #Bello #È #arrivata #Estate

#VoglioAndareAMareMaNonHoSuperatoLaProvaCostume

Difficilmente immaginiamo un cliente che, in cerca un prodotto, un tema o un interesse, digiti #che. Allo stesso modo un hashtag così lungo, pieno di parole e complicato da scrivere non ha un obiettivo di comunicazione ben preciso, lo intuiamo tutti. Il segreto sono parole brevi e in grado di esaurire il valore del brand, di comunicarne la brand awareness, parole in linea con il contenuto pubblicato.

Il discorso della misura vale poi anche per la quantità: pensando per esempio a Instagram, è vero che il massimo di hashtag pubblicabili è 30, ma va bene inserirne da 10 a 20, tra popolari e meno popolari, per essere maggiormente incisivi, essere ben catalogati dal social e quindi comparire tra i risultati di quell'hashtag.

Sdoganate queste informazioni ora sappiamo tutti usare gli hashtag correttamente, giusto?

Ok, lo ammettiamo, la verità è che non esistono delle regole ben precise nell'uso degli hashtag, piuttosto delle tendenze o delle norme valide per i singoli casi. Il segreto resta provare, provare e provare, e soprattutto essere coerenti con il contenuto che stiamo proponendo. E poi analizzare i risultati e l'andamento dei nostri post. Come? Magari insieme a dei professionisti in grado di decifrare in maniera corretta i dati e di costruire la tua strategia di comunicazione sui social!

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