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Il digital nel 2020: come ci stiamo muovendo?

Che il digital si sia imposto nella nostra quotidianità come strumento primario è ormai evidente. I nostri gesti, il nostro modo di comunicare, le nostre abitudini si sono modificate insieme allo sviluppo del digital e sono davvero pochi gli ambiti in cui questo non risulta essere essenziale. Qui ti restituiamo una panoramica di trends, dati dei consumatori e social media. Cerchiamo di capire insieme come e quanto il digital sia diventato un tassello fondamentale della nostra vita.

Che il digital si sia imposto nella nostra quotidianità come strumento primario è ormai evidente. I nostri gesti, il nostro modo di comunicare, le nostre abitudini si sono modificate insieme allo sviluppo del digital e sono davvero pochi gli ambiti in cui questo non risulta essere essenziale. Qui ti restituiamo una panoramica di trends, dati dei consumatori e social media. Cerchiamo di capire insieme come e quanto il digital sia diventato un tassello fondamentale della nostra vita.

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Digital 2020, Report Annuale

Avventurarsi nello studio e nell'analisi del digital è un'azione complessa e con confini enormi. Del resto, indagare i movimenti del web significa anche ricostruire un quadro sociale, capire come si muovono le persone, quali sono i trends che hanno avuto più impatto sul loro modo di navigare, attraverso quale piattaforma si esprimono e perché. A fare tutto questo, ogni anno, è il report annuale a cura di We Are Social, in collaborazione con Hootsuite.

Il report analizza lo scenario globale del digital, ipotizzando previsioni nell'immediato futuro e ponendo un particolare accento sull'utilizzo dei social media.

Iniziamo da qui: in tutto il mondo sono 4,54 miliardi le persone connesse a Internet. Di queste, 3,8 miliardi utilizzano regolarmente i social media. Animali sociali, potremmo dire. Di sicuro lo siamo virtualmente. Eh sì, perché passiamo sul web in media 6 ore e 43 minuti al giorno, di cui circa il 2,24 sono le ore trascorse sui social media.

Ecco. Da qui, un pensiero preciso e molto chiaro: se vuoi comunicare il tuo brand, far conoscere la tua attività, dare alla tua azienda un affaccio sul mondo, bisogna passare dal web. Un concetto ovvio, forse, ma tutto sta nel farlo nel modo giusto. E questo è il nostro mestiere.

Se sei lì, a chiederti "ma davvero mi serve tutto questo per farmi conoscere?" Beh, per farti conoscere ti servono persone che ti ascoltino, allora bisogna andare lì dove si trovano. E si trovano, per quasi 7 ore al giorno, nel mondo digital.

Sì, sta diventando un po' una giungla: applicazioni come se piovesse, nuovi social con un nuovo modo di raccontare, challenge improbabili e video sempre più strutturati. Ci si può perdere, lo sappiamo, ma è indispensabile. Noi seguiamo i movimenti del nostro pubblico, li assecondiamo. Per questo, abbiamo imparato a muoverci bene in questa giungla. E fidati, ci si diverte anche.

Tutto ciò, forse, non ci stupisce. Il digital è qualcosa che ormai diamo per scontato. Ci stupiamo quando qualcuno non compare sui social, siamo a disagio se smette di funzionare il WiFi. Insomma, è una componente presente, ovvia, a volte indispensabile. Pensaci: quante volte al giorno controlli il tuo profilo social? Oppure, cosa fai se ti serve una ricetta o devi cercare il significato di una parola? Semplice. Si va su Internet.

C'è però un dato che divide in due il globo, dando vita a un vero e proprio digital dividePiù del 40% della popolazione non è connesso al web. Nessuna ricetta da cercare su Google, nessun significato a portata di click. Stiamo parlando dei paesi in via di sviluppo dell'Africa e dell'Asia.
Qui aggiungiamo un dato. Le donne che non hanno accesso a internet sono, a livello mondiale, in numero nettamente superiore agli uomini. Questo ci insegna qualcosa.

Per quanto il mondo digital sia virtuale, qualcosa che esiste solo attraverso i nostri dispositivi elettronici, non è, non è mai stata e non potrà mai diventare una realtà staccata dal mondo concreto. Dalle idee, dalle tradizioni, dal modo di pensare e di vivere in una società. Tutto ciò che siamo, tutto ciò che viviamo è inevitabilmente traslato sul digital. Se i paesi con una cultura più restrittiva sono quelli in cui le donne hanno meno accesso a Internet, ci pare sensato dire che il mondo del web è in gran parte un riflesso di quello concreto. Ed è esattamente per questo che studiandolo possiamo capire molto più di quanto pensiamo circa l'uomo.

I dati nel concreto: app e social network

Entriamo adesso un po' più nel dettaglio e per farlo useremo i dati del Report relativi all'Italia. Siamo in 50 milioni a essere connessi, 35 milioni a usare attivamente i social. I device attraverso cui accedere al web sono 80 milioni. Sì, i numeri di dispositivi smart ha superato quello degli abitanti.

In una giornata in media trascorriamo 6 ore connessi, quasi due ore sui social.
Ma esattamente cosa facciamo quando siamo online? Quali sono le app e i social che usiamo di più?

Al primo posto c'è Youtube: la piattaforma video per eccellenza. Poi WhatsappFacebookInstagramMessengerTwitter e Linkedin. Tra le ultime posizioni c'è anche TikTok, il social nato da pochissimo che sta già spopolando tra i più giovani. In un solo anno si è guadagnato un posto in questa lista, con possibile salita in podio negli anni futuri.

Ai social ci connettiamo per il 98% con dispositivi mobili. Un dato che non ci stupisce, del resto una delle tante forze del digital è proprio quella di averlo a portata di mano. L'immediatezza è un fattore cardine: avere la possibilità di condividere in un attimo la propria vita, connettersi col mondo, diffondere la parte di noi stessi che vogliamo diventi pubblica, apprezzabile, cliccabile.

Possiamo notare, osservando soprattutto quel primo posto di YouTube, che non si tratta unicamente di condivisione. Il digital ci tiene incollati allo schermo anche per l'intrattenimento. Ci dà la possibilità di staccare la spina per una data porzione di tempo, di alleggerirci, di incanalare le energie in qualcosa che è semplice assimilare. Ci interessiamo agli youtuber, per esempio, guardiamo la loro vita (nei limiti di quello che scelgono di mostrarci), ci sentiamo in diritto di commentarla, proprio perché su una piattaforma globale, alla portata di tutti. C'è chi esagera, spesso, dimenticandosi che le parole spese sul web hanno lo stesso peso che nella vita reale. Insomma, uno dei lati oscuri.

Il paradosso della privacy

Quando navighiamo o ci iscriviamo a un social network rilasciamo dei dati sensibili. Data di nascita, residenza, vita professionale e scolastica, interessi vari. Una parte di noi finisce nel mondo digital.
Questo argomento delicatissimo è stato ed è sotto i riflettori ormai da anni. (Mai sentito parlare di Cambridge Analytica?)

Fatto sta che tutto ciò non ha impedito agli utenti di continuare a usare social, app, ricerche web e tutto ciò che concerne questo mondo. Riflettiamo un attimo insieme. Prendi in mano il tuo telefono. Cosa c'è lì dentro che parla di te? La risposta non può che essere una: tantissimo. Dalle app mediche al semplice sensore dell'importa digitale. Tutto protetto dalla privacy, certo, tutto costruito e pensato nel rispetto delle persone. Eppure, resta un concetto basilare: ogni persona che si è interfacciata con il digital ha rilasciato informazioni personali. Il risultato?

Il Report ci dice che è aumentato l'interesse degli utenti nelle informative della privacy: due utenti su tre esprimono preoccupazione circa l'utilizzo dei propri dati personali.

Vogliamo però affiancare a questo dato un'ulteriore stima: sempre più utenti scelgono di acquistare dispositivi e tecnologie intelligenti, quali gli assistenti vocali, che per loro stessa natura compiono un gesto "invadente", quello di ascoltarti.

Eccolo qui, allora, il paradosso.

Non importa quanta attenzione poniamo o qual è il grado di preoccupazione. Il digital fa parte di noi, come fosse un'estensione. Ne abbiamo bisogno, lo ricerchiamo e lo usiamo per gran parte delle nostre giornate. Ci racconta di noi più di quanto possiamo immaginare, ne siamo in un qualche modo dipendenti e ha facilitato così tanti aspetti della realtà da risultare indispensabile. È questa la vera rivoluzione digital. E non si tratta semplicemente di uno strumento o di un mezzo. Ha aggiunto al nostro modo di vivere un modo di pensare. Siamo abituati alla velocità delle risposte e all'efficienza nel risolvere i problemi. Diamo per scontato il poter metterci in contatto con il mondo, consideriamo ovvia la possibilità di scoprirne altrettanti con una semplice ricerca in rete.

Abbiamo detto che siamo animali sociali. Ti lasciamo con una riflessione, per quanto, anche questa, sembri contenere un paradosso: e se stessimo diventando, invece, animali digitali?

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TikTok e il nuovo modo di fare comunicazione digitale per i Brand

Si è imposto nel giro di tre anni come social alternativo, sfacciato e poliedrico. TikTok è il nuovo ritrovo dell’adolescenza online, una porta digital appena aperta ma già virale. Tra challenge, mini sketch e Giorgia Meloni che canta “genitore 1, genitore 2” vediamo come TikTok ha conquistato il web.

Si è imposto nel giro di tre anni come social alternativo, sfacciato e poliedrico. TikTok è il nuovo ritrovo dell’adolescenza online, una porta digital appena aperta ma già virale. Tra challenge, mini sketch e Giorgia Meloni che canta “genitore 1, genitore 2” vediamo come TikTok ha conquistato il web.

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TikTok e la nuova frontiera dei social

Prendi il tuo telefono e improvvisati regista, sceneggiatore e videomaker. No, non è uno scherzo e nel giro di qualche giorno ti sembrerà la cosa più semplice del mondo. TikTok fa esattamente questo: in maniera veloce e intuitiva ti guida passo passo nella realizzazione di mini video, con effetti speciali e montaggi particolarmente creativi.

Ecco allora che puoi fermare il tempo, cambiarti d'abito in un lampo, creare compilation di famosi che parlano e si muovono come meglio preferisci, immaginare una storyline per il tuo animale domestico, partecipare a challenge e crearti il tuo piccolo, variopinto mondo di contenuti.

"Make Every Second Count". È questo il motto di TikTok. Un video ha infatti la durata di una manciata di secondi.

Tutto qui, ma è quello che basta per costruire una comunità di creativi, di utenti pronti a mettersi in gioco.

TikTok ha infatti saputo dare gli strumenti giusti al pubblico giusto: i teenagers. Persone che fanno della condivisione e della collettività un punto di riferimento fortissimo considerando l'età e le tendenze sociali. Del resto, sono proprio quelli gli anni del volersi mostrare e della curiosità senza freni, dei confronti con i coetanei e della voglia di rivendicare un proprio "io", una propria specifica peculiarità.

Farlo attraverso un video, scegliendo modalità e composizione, è una scelta d'impatto che permette di trovare facilmente una propria voce, per poi tradurla in immagini e costruire una storia a tutti gli effetti.

La comunicazione ai tempi di TikTok

In quanto comunicatori, il nostro compito è innanzitutto quello di guardarci intorno, di capire persone e trends per poi "riportare tutto all'ovile". Che cosa significa?

Significa raccogliere il più possibile di ciò che smuove le persone, analizzarlo e cercare il modo giusto di renderlo funzionale.

Il tormentone di TikTok fa parte di un filone nuovo, rappresenta una trasformazione e ci ricorda che il digital è un animale sempre in movimento, che si modifica e cambia forma giorno dopo giorno. Noi dobbiamo stargli dietro.
È un po' come andare in esplorazione e rendersi conto che c'è molto altro, là fuori, rispetto a quello che credevamo e a cui eravamo abituati.

Comunicare vuol dire anche adattarsi, saper seguire e allo stesso tempo farsi seguire, trovare la lingua giusta e decifrarne altre che sembrano ancora sconosciute.

TikTok può allora diventare un'arma a nostro favore. Soprattutto per due motivi: è diretto e si porta dietro il pubblico che nell'età del digital ci è nato.
Partiamo dal primo. La modalità stessa dei video è strettamente legata al concetto di comunicazione. Perché? Perché dice tutto e lo dice subito. Niente giri di parole, niente attese confuse. Pochi secondi per andare dritti al punto. È così che funziona anche il nostro mestiere, quello della comunicazione digitale, giusto? Corretto. Essere diretti senza perdere l'empatia, farci capire immediatamente senza ridurre tutto a una mera descrizione.

In secondo luogo, il pubblico. Ci ritroviamo davanti persone che questa lingua l'ascoltano e la parlano fin da piccoli. Abbiamo l'opportunità di spaziare, di reinventarci e di offrire qualcosa di originale a qualcuno che sa esattamente in quale mondo ci stiamo muovendo. Questo, però, significa anche dover fronteggiare una sfida. Essere sempre all'altezza di contenuti originali e ancora non visti, proporre l'eccezione, far stupire chi naviga in questo mare tutti i giorni, con abilità e conoscenza. Nessun problema.

Puntare sempre più in alto è il nostro lavoro, e qui c'è un'opportunità per tutti i Brand che sanno coglierla.

Chissà domani il mondo cosa caccerà dal cilindro, chissà quali nuovi animali digitali dovremo inseguire e quali mappe analizzare. Se ci riflettiamo, però, abbiamo un grande ruolo in tutto questo: osservare da vicino il cambiamento, essere ingranaggi di questo vivere digital che è ormai quotidianità e realtà tangibile. Possiamo muoverci nel presente e avere già un occhio puntato al futuro. Insomma, siamo figli dei nostri tempi. Noi abbiamo la fortuna di farlo in maniera particolarmente creativa e sempre al passo con le rivoluzioni socialindice di un'intera generazione.

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